lunedì 4 aprile 2016

non piangere non ridere non giocare

 
non ridere
                                                         
  "non piangere non ridere non giocare"
  di Vanna Cercenà
  Copertina di Francesca D’Ottavi
  Lapis edizioni 2014
  138 pagine
  età consigliata: dagli otto anni in poi

parla di amicizia, solidarietà, accoglienza,dovere di  rispettare la legge, diritti umani e diritti dei bambini

Libro inserito nella Bibliografia di "BILL-Biblioteca della legalità"

In “non piangere non ridere non giocare Vanna Cercenà rievoca con garbo e delicatezza, intuibili dalla bella copertina di Francesca D’Ottavi, la storia vera dei bambini nascosti in Svizzera per periodi più o meno lunghi fino agli anni novanta del secolo scorso.



Sul finire del 1969 Teresa, la piccola protagonista uscita dalla penna dell’autrice, Premio Andersen 2015 come miglior scrittore, segue la mamma in Svizzera per la sua stagione lavorativa e si ritrova a vivere in una soffitta .

Nessuno si deve accorgere di lei perché una legge degli anni trenta del 1900, applicata in modo più o meno rigido nei diversi Cantoni, non permette ai familiari dei lavoratori stagionali stranieri, chiamati a sopperire al bisogno di manodopera della Svizzera (notevole tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni settanta), di stare con loro durante i nove mesi della stagione lavorativa.

La piccola si annoia moltissimo, deve stare attenta a non fare rumore, non può nemmeno piangere né ridere né giocare. Un gatto rosso (Poppins) ed un bambino del posto (Paul) daranno alla storia la svolta insperata tenuta nascosta ai grandi finchè i due bambini, improvvisandosi investigatori, restituiranno la libertà a Lhotar.

Il profondo significato del libro non può sfuggire ai grandi che vorranno leggere il libro insieme ai piccoli per aiutarli a recepirlo pienamente.

La vicenda dei bambini nascosti offre a Vanna Cercenà lo spunto per avvicinare i piccoli lettori dagli otto anni in su a grandi temi quali amicizia, solidarietà, accoglienza, dovere di rispettare la legge, diritti umani e diritti dei bambini.

Paul è il vero protagonista del libro dedicato dalla scrittrice ai bambini migranti perché anche a loro la nuova vita possa un giorno sorridere come è successo a Teresa.
Il piccolo mantiene la promessa di non rivelare a nessuno la vera “identità” di Teresa che , grazie a lui, prima torna a essere bambina tra i bambini riemergendo dall’invisibilità che offuscava il suo valore (proprio di ogni essere umano che vale per il solo fatto di esistere) e poi è accettata e accolta insieme alla mamma nella famiglia di Paul.

A Paul poco importa che la presenza di Teresa sia illegale.Il suo comportamento però non è agitato dal disprezzo per una legge che ammette di non capire e che ai suoi genitori non piace quanto piuttosto dal vedere nella piccola straniera “soltanto” una bambina che, inspiegabilmente e diversamente da lui e dai suoi amici, non può vivere in famiglia, andare a scuola, giocare ecc.

Al piccolo sembra ovvio porre rimedio alla situazione per quel che può ma, riportato con i piedi per terra (non soltanto per modo di dire !), Paul scopre che il suo gran da fare nel mondo dei bambini non ha nemmeno scalfitto quella legge e apprende che essa deve essere comunque rispettata.

Grazie alla bravura della scrittrice emerge dunque nel piccolo la debolezza propria dei bambini dovunque vivano che, come dimostra la vicenda dei bambini nascosti, hanno bisogno che qualcuno, genitori innanzitutto, provveda a promuovere i loro bisogni e a far loro riconoscere concretamente i diritti di cui già sono titolari, non essendo essi in grado di farlo autonomamente per essersi da poco affacciati alle complessità della vita

All’abolizione nel 2002 dello statuto di lavoratore stagionale contribuirono infatti i genitori insieme a altri adulti sensibili ai diritti dell’infanzia.

Lentamente riuscirono a far sentire la loro voce suscitando un forte clamore anche a livello internazionale, forti della Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo (1989) che contempla i diritti umani dei bambini e degli adolescenti (diritto alla famiglia, all’istruzione, al gioco tra i molti altri) vincolando gli Stati, quasi tutti, che l’hanno ratificata alla sua attuazione (nello spirito della quale sono ritenute suscettibili di miglioramento anche le legislazioni nazionali minorili più soddisfacenti).

Il caso dei bambini nascosti rese evidente per la prima volta che anche nei paesi più sviluppati può talvolta essere compromesso il soddisfacimento di uno o più di quei bisogni (di famiglia, di istruzione, di gioco tra i molti altri) che nascono naturalmente durante l’infanzia nell’essere umano (per natura limitato e quindi naturalmente bisognoso in ogni fase della vita) e su cui sono fondati i diritti umani (sono ciò che danno all’essere umano la percezione del suo valore) del fanciullo.

Il riconoscimento dei diritti umani del fanciullo avvenne nel corso del 1900, parallelamente all’imporsi della moderna idea di infanzia affacciatasi timidamente qualche tempo prima, attraverso un percorso soprattutto internazionalistico, a cui è rimasta estranea la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo (1948) non attenta ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, culminato nella Convenzione dell’ONU.

Accanto alla speranza di una nuova vita serena per i bambini migranti di oggi e di domani, “non piangere non ridere non giocare” lascia nei lettori piccoli e grandi anche la speranza che a qualcuno dei veri bambini nascosti sia davvero capitato di imbattersi in un bambino come Paul ed in un gatto come Poppins. Le cose non sarebbero forse andate diversamente se non ci fosse stato Poppins ?


Cecilia Mariotti


Fonti:

"I bambini proibiti" di Marina Frigerio Martina - Il Margine 2012

"Il bambino è un cittadino" di Alfredo Carlo Moro- Mursia 1991

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