sabato 18 novembre 2017

I padri fondatori dell'Unione europea e il loro sogno di pace: Luigi Einaudi e il pensiero federalista (2)






Luigi Einaudi (1874-1961) dopo un’intensa attività politica (fu tra l’altro nominato senatore del Regno d'Italia nel 1919 ma partecipò poco ai lavori del Senato durante il regime fascista di Benito Mussolini a cui era contrario al punto che  votò contro non soltanto la nuova legge elettorale che istituiva la lista unica formata dal Gran consiglio del fascismo (1928) ma anche contro le leggi razziali (1938), diventò Presidente della Repubblica italiana (1948-1955)  dopo la promulgazione (27 dicembre 1947) della nostra Costituzione (in vigore dal primo gennaio 1948)  da parte di Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato italiano.

Alla fine del  settennato presidenziale prima del quale assunse importanti incarichi anche nelle immediatezze del secondo dopoguerra (ad esempio fece parte dell’Assemblea Costituente, fu Governatore della Banca d’Italia, ricoprì prestigiose posizioni al Governo)Einaudi ritornò all’insegnamento. Professore universitario di scienza delle finanze fu noto soprattutto per i suoi studi in materie economiche che ne fecero un apprezzato economista anche a livello internazionale.



Liberale e convinto europeista Luigi Einaudi fu, tra il 1897 ed il 1956,  anche autore di scritti           (tra cui le “Lettere politiche di Junius” stampate nel 1920 che furono, come ammise lo stesso Spinelli, tra i testi ispiratori del Manifesto di Ventotene) sull’unità europea, sulla distinzione tra federazione e confederazione, sulle cause delle due guerre mondiali, sulla pace, sulla crisi dello Stato nazionale che trovarono spazio soprattutto su alcuni quotidiani nell’ intento di indurre l’opinione pubblica ad allargare la propria visione delle cose andando oltre l’apparenza.

Diversamente da Spinelli, Luigi Einaudi si limitò a teorizzare l’unità europea senza adoperarsi in prima persona per tradurre in concreto le sue meditazioni sulla sua necessità che lo collocano però tra gli antesignani dell’unificazione europea ed i padri  del pensiero federalista (che come movimento d'opinione si andò  poi sviluppando soprattutto in Inghilterra tra il 1930 ed il 1940 anche se l’esigenza dell’unità europea era stata avvertita, sia pure soltanto a livello di ideale o di aspirazione a cui tendere, già in epoche precedenti ad esempio dall’ Abbé de Saint Pierre che per primo individuò nella pace l’obiettivo della politica sviluppando le sue idee nel “Progetto per rendere la pace perpetua in Europa” i cui tre volumi furono pubblicati tra il 1713 ed il 1717, da Saint-Simon, da Proudhon, da Kant, da Mazzini e da tanti altri) che  assume  come valore guida di riferimento la pace che presuppone la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale. 

Questi valori  si erano già andati affermando nel corso del tempo in Europa come parte della sua cultura  grazie alle ideologie liberale, democratica e socialista che  riconoscevano pure la grande importanza della pace vista però come il risultato dell’affermazione del rispettivo valore guida di riferimento. 


Luigi Einaudi fu tra i pochi esponenti della cultura italiana del suo tempo a cogliere il significato degli avvenimenti della sua epoca nei loro legami con il contesto internazionale. 


Fu così ad esempio che andò via via maturando nel tempo la convinzione che l’unità europea, da lui soltanto auspicata sul finire del 1800, fosse invece una vera e propria necessità. 


Per evitare le guerre e vivere così in pace non sarebbe bastato l’impegno degli Stati a collaborare tra di loro e a non farsi la guerra perché,  scriveva Einaudi nei primi giorni del 1945,  “ il nemico numero uno della civiltà umana è lo stato sovrano… cioè lo stato chiuso in se stesso che, entro i imiti del suo territorio nazionale, può fare leggi, senza badare a ciò che accade fuori…e che oggi è anacronistico…


Einaudi riteneva che l'esistenza "in tutto il mondo ed in particolare in Europa" di tanti stati sovrani "chiusi e protezionistici" fosse in contraddizione con "le spinte crescenti all'integrazione dei popoli e degli Stati provocate dai progressi della tecnica, delle comunicazioni, dei commerci e dell'economia"


Le due guerre mondiali risultavano così essere espressione dell'incapacità degli stati sovrani europei di reinventare la loro organizzazione politica a fronte dei notevoli cambiamenti progressivamente prodotti a partire dalla metà del millesettecento  dalla rivoluzione industriale in Europa, da cui si sarebbero poi estesi al resto del mondo, e dell'avvertita necessità di unificazione europea che, come già accaduto anche in epoche precedenti ai conflitti mondiali, uno Stato provò a soddisfare con la violenza.

   
"...In un mondo percorso da ferrovie, da rapide navi, da aeroplani, nel quale le distanze sono state annullate da telegrafi e telefoni con o senza fili, scrisse Luigi Einaudi, gli stati che un giorno parevano grandi, come l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, a tacere di quelli minori, sono diventati piccoli… dal punto di vista economico, rimanendo preziosissimo ed intangibile il patrimonio morale, storico, linguistico e affettivo delle singole nazioni... come nel quattrocento si erano rimpiccioliti i liberi comuni medievali, e Firenze e Bologna e Milano e Genova e Venezia avevano dovuto dar luogo a più ampie signorie e queste poi nel 500 e nel 600 dovettero cedere il passo dinnanzi ai grandi stati moderni...

Mille e mille vincoli legano gli uomini di uno stato agli uomini di ogni altro stato. La pretesa alla sovranità assoluta non può attuarsi entro i limiti dello stato sedicente sovrano.Gli uomini, nella vita moderna signoreggiata dalla divisione del lavoro, dalle grandi officine meccanizzate, dalle rapide comunicazioni internazionali, dalla tendenza ad un elevato tenore di vita, non possono vivere, se la loro vita è ridotta ai limiti dello stato…

In uno stato che voglia produrre nel suo territorio i beni e i servizi necessari senza dipendere dall’esterno non può che esserci miseria ciò che ... necessariamente spinge gli uomini alla conquista… gli uomini viventi entro uno stato sovrano sono dalla necessità del vivere costretti ad assicurarsi fuori di quello stato  i mezzi di esistenza, le materie prime per le proprie industrie e gli sbocchi per i prodotti del loro lavoro… essi sono costretti alla conquista dello spazio vitale… l’idea dello spazio vitale è una logica fatale conseguenza del principio dello stato sovrano.

Quell’idea non ha limiti. Necessariamente porta al tentativo di conquista nel mondo. Andrebbe al di là se fosse fisicamente possibile. Non esiste uno spazio vitale autosufficiente. Quanto più uno stato si ingrandisce,tanto più le sue industrie si ingigantiscono e diventano voraci assorbitrici di  materie prime e bisognose di mercati sempre più ampi. Quando pare di essere  giunti alla fine, sempre fa difetto una materia essenziale, senza di cui il meccanismo economico, divenuto colossale , si incanta. 

La necessità del dominio mondiale è carne viva e sangue rosso indispensabile alla vita del mito dello stato sovrano. Ossia, poiché tutti gli stati sovrani vantano il medesimo e giusto diritto allo spazio vitale, al dominio mondiale, perché senza di esso non possono vivere o vivrebbero  solo se si rassegnassero ad una vita  miserabile economicamente ed oscura spiritualmente, indegna della società umana, il mito dello stato sovrano significa, è sinonimo di “guerra”...perché la sovranità piena ed assoluta degli Stati si raggiunge solo con il dominio del mondo…

La guerra del 1914-1918, quella presente e l’orrenda maggiore carneficina che si prepara per l’avvenire furono, sono e saranno il risultato necessario del falso idolo dello stato sovrano…"

Allora per vivere in pace non basta che non ci sia la guerra ma occorre sopprimere la possibilità della guerra così secondo Einaudi non resta che trasformare i rapporti di forza tra gli stati in rapporti giuridici, cioè regolati dal diritto, necessariamente attraverso la creazione della federazione.


Non bastano gli accordi o le intese tra gli stati perché nel corso del tempo "...le intese con cui gli stati si erano impegnati reciprocamente a collaborare onde evitare una nuova guerra avevano finito con il naufragare...".


Allo stesso modo può sempre naufragare la confederazione che è "come un'alleanza di stati, gli uni uguali agli altri e pienamente sovrani, che può sempre essere disfatta...invece una federazione è una cosa seria. La potremmo anche chiamare "confederazione" se così piacesse e così è piaciuto agli svizzeri, per ragionevole ossequio ad antiche tradizioni del loro vocabolario politico. 


Quel che importa non sono le parole, importa la sostanza...Gli Stati Uniti d'America... non si proclamano, nel loro titolo, né federali né confederali; ma sono "federali" i loro organi supremi: il presidente, il congresso, la corte suprema...


...se si vuole allontanare da noi lo spettro della distruzione totale si vada verso l’idea federale. La via sarà tribolata e irta di spine né la meta potrà essere raggiunta d’un tratto. Quel che importa è che la meta finale sia veduta chiaramente e si intenda strenuamente raggiungerla…

… non c'è altra via d’uscita se non quella di mettere accanto agli stati attuali un altro stato che abbia compiti suoi propri ed abbia un popolo “suo”... dobbiamo mirare all’ideale di una vera federazione di popoli, costituita come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione elvetica (in cui cui Einaudi si rifugiò dopo l’armistizio del 1943)... gli organi supremi, parlamento e governo, ...eletti dai cittadini… esercito unico cioè comune così da far mancare ai singoli Stati lo strumento per condurre tra di loro una guerra reciproca e confine doganale unico sono le caratteristiche fondamentali del sistema...Federazione vera non esiste se gli stati che si uniscono non rinunciano ad una parte della loro sovranità.

Di solito, quando -ed è il caso della costituenda federazione europea- storicamente esistono prima gli stati sovrani e poi si forma la federazione, resta inteso che la federazione acquista poteri sovrani solo rispetto a quei compiti o oggetti che furono esplicitamente trasferiti alla federazione; e tutti gli altri poteri rimangono di spettanza dei singoli stati che,  rispetto a essi, rimangono sovrani perfetti...


Gli stati restano sovrani per tutte le materie che non siano delegate espressamente alla federazione , ma questa sola dispone delle forze armate ed entro i suoi confini vi è una cittadinanza unica ed il commercio è pienamente libero. Fermiamoci a questi punti che sono gli essenziali e da cui si deducono altre numerose norme. Entro i limiti della federazione la guerra diventa un assurdo…"


Ne è una dimostrazione la storia della nascita degli Stati Uniti d 'America e della Confederazione elvetica.

-continua-

La guerra non scomparirà, ma sarà spinta lontano, ai limiti della federazione… le guerre diventeranno più rare...finché esse non scompariranno del tutto,nel giorno in cui sarà per sempre fugato dal cuore e dalla mente degli uomini l’idolo immondo dello stato sovrano..."

La necessità della pace diventò per Luigi Einaudi ancora più urgente dopo il lancio della bomba atomica su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945) perché "non della bomba atomica dobbiamo soprattutto avere paura, ma delle forze malvage che ne scatenarono l'uso"  dimostrando la capacità dell'essere umano malvagio di mettere a rischio la sopravvivenza stessa del genere umano.


(Continua   con "Jean Monnet "cittadino onorario d'Europa" )



Fonti:

"Contro il mito dello stato sovrano" di Luigi Einaudi ("Antologia degli scritti" in www.luigieinaudi.it)

"Il dogma della sovranità e l'idea della società delle nazioni" di Luigi Einaudi ("Antologia degli scritti" in www.luigieinaudi.it)

"Il federalismo e le grandi ideologie" di Francesco Rossolillo in "Il Federalista" 1989,nr.1 (www.thefederalist.eu)

"Il federalismo nella storia del pensiero.Luigi Einaudi"(a cura di Giovanni Vigo) in "Il Federalista"1987,nr.3 (www.thefederalist.eu)


"Le radici storiche e culturali del federalismo europeo"di Mario Albertini in "Il Federalista"2007,nr.e (www.thefederslist.eu)

"Tipi e connotati della federazione.Discorrendo di Comunità europea di difesa" di Luigi Einaudi (" Antologia degli scritti" in www.luigieinaudi.it)


Cecilia Mariotti

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